Come guarire dal perfezionismo: un elogio del “fare”

Scritto da Elena Assirelli

giovedì, Giu 25
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DISCLAIMER GRANDE QUANTO UNA CASA: non sono una psicologa, pertanto questo articolo non potrà in nessun modo risolvere il tuo perfezionismo “patologico”, né ti proporrà rimedi fai-da-te.

Questo articolo è basato totalmente sulla mia esperienza personale di perfezionista “cronica”: ti racconterò come personalmente affronto le mie manie di perfezionismo giorno dopo giorno e come applicando alcune metodologie di pensiero sono riuscita (almeno in parte) a sconfiggere questo fardello.

Se senti di avere un problema con il perfezionismo che limita fortemente la tua auto-realizzazione personale, il mio consiglio è quello, ovviamente, di rivolgerti a uno specialista.

Come guarire dal perfezionismo e imparare a goderti la vita per quello che è

Fatta questa doverosa premessa, cominciamo.

Ciao, perfezionista, molto piacere di conoscerti.

Ti dirò subito che ti capisco profondamente, perché sono come te e come te, penso che il perfezionismo sia un vero fardello con cui fare i conti. Sono sempre andata molto bene a scuola e ho sempre preso ottimi voti, eppure, fin da quando ero piccola, non ero mai abbastanza sicura di aver fatto tutto quello che avrei dovuto fare. Non mi sentivo mai abbastanza preparata. Sentivo che avrei potuto e dovuto fare di più.

Questa continua sensazione di “imperfezione” mi ha sempre generato ansia. Ma come tu sai bene, se uno è perfezionista, non basterà quella mezz’ora in più su un compito, su un libro, su un lavoro, per farti sentire a posto.

Ricordo che quando mi presentavo a un’interrogazione o poco prima di fare una verifica, dicevo disperata ai miei compagni che “non avevo studiato niente” e quindi di non contare su di me. E, il 95% delle volte, i voti della mia verifica erano in realtà ottimi, cosa che scatenava l’ira dei miei compagni, che certamente si dovevano sentire presi in giro.

Tu mi capirai sicuramente, io ero davvero convinta di non aver fatto abbastanza e che tutto sarebbe andato nel peggiore dei modi.

Se sei perfezionista, sei perfezionista fino alla fine. E come puoi immaginare, è impossibile raggiungere la perfezione, e quindi, smettere di essere in ansia.

Se sei perfezionista una delle prime sensazioni che senti, oltre all’ansia ovviamente, è quella di sentirti bloccata. Visto che sei perfezionista, infatti, quello che fai, quello su cui lavori, quello che studi non sarà mai fatto abbastanza bene, in modo completo ed esauriente, “come avresti voluto fare se solo avessi un’ora o un giorno in più da dedicargli”.

La conseguenza più devastante, soprattutto se vuoi portare a termine un progetto, un lavoro, una ricerca, è quella di non terminarla mai e di diventare dei procrastinatori seriali.

rimedi perfezionismo 1

Perfezionismo sul lavoro e non solo: come sconfiggerlo

Essere perfezionista allontana ancor di più dalla perfezione #1

Visto quanto detto sopra, stiamo arrivando alla conclusione che una perfezionista come me:

  • soffre spesso d’ansia
  • si sente “bloccata
  • procrastina, rimanda continuamente
  • fatica a portare a termine le cose (o addirittura a iniziarle, perché non diventeranno mai perfette)

Insomma, una perfezionista è l’essere quanto più lontano dalla perfezione. Solo questa considerazione razionale dovrebbe spingerti a considerare il perfezionismo non soltanto un “semplice fardello”, ma una delle cause che ti allontanerà di più dalla tua idea di perfezione, dal raggiungimento di un buon “risultato”.

Essere perfezionista ti fa perdere tempo #2

Il perfezionismo è il primo nemico del raggiungimento di un risultato (qualsiasi). Visto che prima di ottenere un prodotto perfetto dovremo farne di strada, è meglio cominciare il prima possibile. E sbagliare il prima possibile. E riprovarci il prima possibile. Tentare, buttarsi, lavorare sodo, incominciare, correggere, è l’unico modo possibile che abbiamo per avvicinarci al risultato che, mettiamocelo bene in testa, non sarà mai comunque perfetto.

migliore gestione del tempo

Essere perfezionista ti allontana dall’efficienza #3

Se vogliamo ragionare in termini perfezionistici, una cosa è “perfetta” quando si raggiunge il massimo risultato con il minor sforzo possibile. Il che non vuol dire affatto cazzeggiare, ma al contrario, avere quell’intelligenza tale da capire quali sono le cose davvero importanti su cui concentrarsi per raggiungere il migliore dei risultati possibili.

Vista da questo punto di vista, il perfezionismo è l’antitesi dell’efficienza. Il perfezionismo infatti ti porta a concentrare tempo e risorse su dettagli inutili e ti porta a vedere i problemi quando ancora non si sono presentati (e forse non si presenteranno neanche).

Cialdini lo dice bene nel suo famosissimo “Le armi della persuasione“, che cito:

“Il comportamento automatico e stereotipato predomina in molte azioni umane perché in tanti casi è la condotta più efficiente, in altri è praticamente indispensabile. Tutti noi ci troviamo a vivere in un ambiente straordinariamente complicato quanto a stimoli, certamente il più complesso e mutevole che sia mai esistito su questo pianeta. Per farvi fronte abbiamo bisogno di scorciatoie.”

Il libro non è dedicato al perfezionismo, ma noi perfezioniste potremo subito rilevare questo passaggio come fondamentale.

Che tu stia preparando un esame o che tu stia lavorando su un tuo progetto personale o di business, come ovviamente auspichiamo io e Isa, stampati questa cosa bene in testa:

Il tuo progetto non sarà mai perfetto. E il tuo compito non è quello di farlo diventare perfetto. Il tuo compito, è, innanzitutto, quello di trasformare un’idea della tua testa in azione.

perfezionismo 1

Essere perfezionista è una grande rottura di scatole #4

Quando pensiamo di iniziare un progetto, la prima cosa che ci viene in mente (PERICOLO) è quella di guardare chi ce l’ha fatta prima di noi. Spulciamo profili Instagram, leggiamo di blog milionari e dopo un’iniziale brivido perché “un giorno saremo lì anche noi”, ci facciamo prendere dallo sconforto. I progetti che vediamo sembrano, ahimè, così perfetti!

Ma, hey, fermiamoci un attimo a pensare.

Gli uomini e le donne di successo, all’inizio, non potevano essere perfette. Né proporre sul mercato un prodotto perfetto. Sicuramente all’inizio non avevano budget, né avevano tutte le conoscenze del mondo. Qualsiasi cosa, soprattutto all’inizio, ma anche durante la sua storia, è imperfetta. Dobbiamo imparare ad accettarlo e per farlo, l’unico strumento che possiamo utilizzare è proprio la nostra razionalità.

Per darti una prova tangibile che vale molto più delle mie parole, vorrei farti vedere quale è stato il primo post di Instagram di Chiara Ferragni, sì, la famosa multimilionaria Chiara Ferragni. È lei stessa a postarlo sul suo blog, nella sezione “about”.

Ancora convinta che appena lanciato un progetto debba essere per forza perfetto?

Probabilmente soffri di quella che viene definita “sindrome dell’impostore“, che spiega come mai molte volte non ci sentiamo all’altezza di un compito, di un ruolo, di una posizione lavorativa.

Ti consiglio in questo senso di leggere un articolo che ha scritto Isa dal titolo come smettere di paragonarsi agli altri.

I difetti raccontano una storia, ci rendono unici e, soprattutto, veri #5

Se non è il primo mio articolo che leggi, saprai che ogni tanto prendo qualche perla della filosofia orientale, in particolare di quella giapponese. Anche in questo caso voglio raccontarti di come, in Giappone, un oggetto rotto restaurato acquisti un valore ancor più grande, grazie al fatto che le crepe e le fessure vengono riparate con l’oro.

Ma cosa c’entra questo con il perfezionismo?

Pensaci: prova a visualizzare il tuo progetto come un vaso con alcune crepe, imperfette. Ora passa tempo a ripararlo con dell’oro. Stai facendo kintsugi: invece di buttare il vaso rotto e imperfetto, lo stai impreziosendo con dell’oro. Ti stai dicendo, e stai dicendo al mondo, che il tuo progetto è ancora più bello proprio perché rotto e imperfetto. È bello perché invece di buttarlo dedicherai tempo ed energia a ripararlo affinché venga ancor meglio.

Trasformare il perfezionismo da fardello a punto di forza #6

Il perfezionismo può anche essere utile: può essere quella caratteristica intrinseca che ti spinge a non accontentarti, che ti sprona a dare e fare sempre meglio. Può quindi aiutarti a raggiungere, non certo la perfezione, che come abbiamo detto non esiste, ma il massimo che puoi raggiungere.

I risultati raccontano solo la fine di una storia, non la storia stessa #7

Grazie Elena, ma i risultati contano. Certo, hai ragione. Tutti quando lavoriamo sodo vogliamo ottenere buoni risultati. Vogliamo successo e gratificazione. Ma i risultati sono solo la fine, il termine di una storia. Ce ne saranno alcune a lieto fine e altre no. Le storie che non ti porteranno al successo, saranno storie che racconterai quando finalmente ce l’avrai fatta… non ce la si fa sempre al primo colpo, giusto 😉 ?

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Come sconfiggere il perfezionismo? Conclusioni con un “elogio del fare”

Non ho, purtroppo, la ricetta magica per sconfiggere il perfezionismo. Quello che ha funzionato con me è stato semplicemente cambiare metodo nel mio modo di agire, non nel mio modo di pensare.

Nella pratica, i miei pensieri tendono ancora al perfezionismo, ma io cerco, attraverso l’azione, a comportarmi in modo diverso, ad agire, appunto, anche se i miei pensieri mi vorrebbero tenere bloccata nel loop dell’ansia e della procrastinazione.

Per farlo, ogni volta che sento un pensiero che mi vuole limitare, mi comporto nell’esatto modo contrario.

Per farlo, stampati nella testa a caratteri cubitali questa frase: “fatto è meglio di perfetto“.

Accetto di essere imperfetta, accetto che i miei progetti siano imperfetti, accetto che i risultati che ottengo siano imperfetti. E così, lascio andare e mi sento meglio. E, soprattutto, agisco. E miglioro giorno dopo giorno.

La realizzazione, infatti, non passa dal perfezionismo. La realizzazione passa dall’azione, dalla pratica. Se davvero vogliamo raggiungere la perfezione, dobbiamo, quindi, almeno provarci.

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Elena Assirelli

Elena Assirelli

Digital Marketer e amante della SEO. Da quando ho 11 anni passo gran parte della mia vita davanti allo schermo di un computer. E no, non mi sento nerd, anche se qualche amico sostiene il contrario. Per oltre 15 anni ho giocato a pallavolo, una delle mie grandi passioni. Amo viaggiare e scattare fotografie e in generale mi appassiono di tutto quello che mi fa crescere come persona. E sì, da sempre amo molto il web, per due ragioni fondamentali: perché il web è un luogo dove succedono cose magiche e perché il web è un luogo dove si può diventare liberi.

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